Ho avuto successo senza diventare un brand
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Ti dicono continuamente che SEI TU IL BRAND.
Che devi ottimizzare il tuo potenziale. Aumentare la tua influenza sui social. Far crescere i numeri. Datti da fare! Sii spudorata! Networka! Collabora! Cresci!
E se non lo fai? È perché non ti valorizzi. Non capisci. Tutti gli altri lo fanno, soprattutto social, perché non dovresti farlo tu?
Il brand non si costruisce su Instagram
Una mia amica ha aperto da poco un profilo instagram e ha già 12000 follower.
Ha pure creato un piano per crescere sui social e guadagnare creando un Business online. I suoi profili sono pieni di:
POV
Ho 30 anni e non mi vergogno a ammettere che
ti accolgo
ti comprendo
(Immagino non esista più l’italiano che esisteva prima, adesso sono tutte allineate, ti comprendo, ho scelto di allattare al seno; immagino scelgano anche di lavarsi i denti o di fare colazione).
Che originalità.
La verità è che non funziona. Non si vende.
Ho seguito diverse clienti con migliaia di follower su Instagram, che non vendono nulla, o almeno, non quanto basta per sopravvivere decentemente.
Perché prima, negli anni in cui nasceva Facebook, Instagram e i blog, prima se ti davi da fare a pubblicare si che il successo arrivava: perche’ prima non avevamo l’attrezzatura. Chi creava un video (o un contenuto come si dice oggi), si metteva anima e corpo a creare qualcosa di unico.
C’era il telefono si, ma le telecamere mica erano quelle di oggi, che regolano luce, sfondo, buio e ti fanno anche la cena: mica ti puntavi una telecamera in faccia, aprivi un app per fare un editing che nemmeno i montatori cinematografici avrebbero potuto fare e in due secondi splendevi sui social.
Adesso tutti abbiamo accesso a questa attrezzatura per cui tutti possono creare creare creare contenuti che sembrano avere una qualità, invadendo i social e le nostre giornate.
C’è una regola nel marketing. Se lo fanno tutti, tutti non guadagneranno nulla (la fetta si spartisce in …tutti!)
La maggior parte delle mie clienti parte con il piano di farsi il sito e, nonostante io crei per ognuna un prodotto da vendere e ne parli con loro in modo approfondito e nonostante io dica l’importanza di far lavorare il sito, di creare una struttura -qualsiasi cosa che abbia una sostanza- alla fine mi rendo conto che, per la maggior parte di loro, il successo significa crescere sui social in particolare Instagram.
Ma non venderanno, probabilmente diventeranno solo schiave di un telefono, di un algoritmo, della frase “posta posta posta”.
La stanchezza del "darsi da fare"
Ho iniziato a pensarci dopo che un'amica mi ha detto: "Tutta questa fatica di creare connessioni tattiche, pubblicare un sacco di cose, collaborare con chiunque... mi sembra estenuante. E non sono nemmeno sicura che stia producendo molto."
E ho pensato: sì, anche io mi sono sentita in colpa per quanto sono scarsa in tutto questo.
Ci ho provato vagamente. Poi mi sono ritratta per la vergogna.
Ho persino pensato di dirlo ai miei potenziali partner lavorativi prima di iniziare progetti: "Non sono una di quelle. So che probabilmente speri che lo sia. Ma non lo sono."
Ma funziona lo stesso
Il fatto è che me la cavo bene. Non benissimo, ma bene.
E ho costruito tutto senza praticare nessuna di quelle "arti oscure del personal branding".
E mi sono mantenuta, ho mantenuto la mia famiglia durante la pandemia e quando entro da qualche parte le persone si fermano e mi ascoltano.
Vado ai seminari. Dirigo workshop. Conosco marketer famosi con i quali mi confronto. Mi arriva il lavoro direttamente a casa senza che debba fare nulla e senza aver bisogno di andare su Internet a dire “oggi Carla, una mia cliente, ha scelto di fare il percorso con me, benvenuta Carla!”.
Una ragazza con la quale avevo iniziato un percorso di crescita personale, ha pensato bene di entrare in un social scrivendo “benvenuta alla mia nuova cliente Sonia che ha scelto di iniziare il suo percorso di cambiamento #vattelaapesca.”
Nel giro di due minuti l’ho chiamata dicendo che non se ne faceva più nulla.
Mi vanto di essere una signora, una seria professionista, la pubblicità la fai sui tuoi servizi non su di me.
Io voglio crescere, nel senso di fatturare non di crescere sui social. E fatturo.
Vuoi sapere come faccio?
1. Non clicco mai su link di profili troppo motivazionali
Dire agli altri che hai la risposta su come anche loro possono avere successo non ha senso quando il tuo successo si basa sulle frasi motivazionali.
Vedo letteralmente migliaia di profili di ragazze che parlano del nulla, senza argomentare, seguendo la narrazione “io ero così ma poi ho fatto questo e ora sono così”.
Mi sembra la pubblicità “ho la pancia, ma con questa crema l’ho ridotta di 7 cm in un’ora”. Da marketer so che stai vendendo il vuoto, che non funzionerà non sul lungo periodo.
Se sono più di 10 anni che non perdo un colpo online, se posso permettermi una partita iva ogni anno senza morire di fame, portando a casa un solido stipendio ogni mese, facendomi vacanze e comprandomi vestiti, vuol dire che ho costruito un nome che funziona nel lungo periodo.
Cosa serve davvero?
Idee. Non tattiche.
Disciplina. Non networking forzato.
Un modo bizzarro di guardare il mondo. Non uno standard.
Curiosità infinita per gli altri. Non per come sfruttarli.
Un occhio per i dettagli. Non per i trend.
Senso dell'umorismo. Non post motivazionali.
Tutto questo ha un suo posto nel lavoro creativo.
Manuali a pagamento su come attirare più attenzione? No.
2. Capisco la differenza tra vendere e creare
Sì, quel tipo di attività frenetica funziona. Sfruttare contatti, creare alleanze fragili, far lavorare l'algoritmo.
Ma funziona solo per chi è più bravo a fare attività frenetica che a creare.
Quelli? Non gli importa della scrittura (o del loro lavoro). Sono tutto merchandising, niente prodotto. Tutto vendita, niente sostanza.
Il che va bene, se a te va bene.
Ma tu? Qual è il tuo obiettivo principale? Vendere o creare?
Non sto romanticizzando l'artista affamato. Le persone devono essere pagate per la loro arte.
Ma solo se la loro arte è valida. Non perché sono diventati furbi nel venderla.
E se questo suona antiquato o ingenuo... boh. È quello che funziona per me.
E quanto vuoto lasciamo che diventi tutto questo? Quanto è antitetico al lavoro vero?
Non scrivo per ottenere 100.000 follower. Instagram mi sembra un concentrato di spazzatura vera. Scrivo perché ho qualcosa dentro che deve uscire. Perché credo di sapere cose che chi non è dentro al marketing non sa. Perché raccontare storie è un'esperienza. Perché far provare emozioni alle persone è un'emozione.
Altrimenti? Stai solo giocando a un videogioco. Cercando di raggiungere il livello successivo.
3. Non è questo il modo di vivere la mia vita
È fondamentalmente disonesto.
Non c'è intuizione. Non c'è verità. Non c’é studio, né impegno. Solo un omaggio all'algoritmo e a chi ha giocato bene prima di te.
Ho bisogno di amicizie e relazioni autentiche come ho bisogno d'aria. Perché mi sostengono. Ma anche perché altre persone mi raccontano storie. Idee. Prospettive. Esperienze.
Se la mia esperienza sociale fosse completamente assorbita da persone che sono brave a promuoversi online, invece di persone che fanno lavori veri, vivono vite diverse, hanno problemi reali... di cosa scriverei? Cosa ne saprei?
Finirei intrappolata nel piccolo armadio della mia vita.
La conclusione
Se sei naturalmente predisposta a tutte queste cose del personal branding: bene. Fallo.
Non voglio essere troppo critica. È quasi certamente solo perché sono volutamente scarsa in queste cose.
Ma penso anche che ci siano modi per cavarsela bene, anche senza.
E dopo anni a punirmi per questo, ho finalmente capito che qualsiasi successo io ottenga deriva proprio dal fatto che non sono quel tipo di persona.
Quindi no. Non devi essere come loro.
Non devi essere un brand ambulante.
Non devi networcare con gente che non stimi.
Non devi pubblicare 5 volte al giorno.
Non devi crescere a tutti i costi.
Puoi semplicemente fare il tuo lavoro. Farlo bene. E il resto verrà.
Almeno non avrai vissuto come una venditrice ambulante della tua stessa vita.
Sonia
Blog e Newsletter di crescita personale applicata alla vita reale.